Il Free Solo è la cosa più vicina alla perfezione che ci sia.

Alex Honnold

Noi non l’ abbiamo mai acclamata la perfezione. Ci è sempre piaciuto parlare di limiti. Quelli che ci rendono umani, fallibili e vulnerabili.
Con Free Solo però, ci siamo trovati di fronte non solo a un film tecnicamente infallibile, a una colonna sonora eccelsa, a una fotografia spettacolare e una regia che si, possiamo dirlo, degna di oscar. Con Free Solo ci siamo trovati di fronte a un ragazzo che quella perfezione la ricerca per tutta la vita, e ogni volta che arriva al punto più vicino al cielo, quella perfezione la tocca.
Non è un film che parla di arrampicata, con un voice over che con tutta probabilità racconta di come: “mi manca la mia famiglia, voglio tornare a casa, qui è dura”. Ci siamo trovati davanti un Alex con una lucidità da accoppare la pelle. Che saluta qualche amico chiaramente capace di presagire un ultimo saluto con un: “Arrivederci”.
Più o meno come saluteremmo noi gli amici dopo una serata di sbronze.

Allora cos’è la perfezione? Quel movimento arrampicatorio che ti permette di arrivare in cime senza commettere un solo errore?
O è lo stato mentale che ti porta vivo alla cima?

Probabilmente entrambe le cose. Ma la perfezione che ci piace è quella di un ragazzotto un po depresso (che lui stesso fa intuire), che vive in verticale ma vede il mondo in maniera orizzontale. Dissociandosi da schemi e gerarchie.
Ha capito il rischio di ognuno di noi nell’essere vivi. Un rischio che conosciamo solo inconsapevolmente: quello di morire.
La differenza allora dove sta? Nella consapevolezza.
La consapevolezza ha reso Honnold capace di intuire l’esistenza, di gestire la paura e distaccarsi abbastanza dal mondo da poterlo affrontare.
Tra le cose che più abbiamo amato allora, è questo suo distacco dalle persone. Dalle cose. Una piacevole esistenza in cui apprezzare la fidanzata, una casa, un po’ di cibo. Ma nulla di più. Qualcosa anche di meno.
E nulla a confronto del suo Free Solo. Nulla a confronto della sua perfezione.

Quindi, alla fine, ci sentiamo tranquilli nel dire: meno attaccamento, più movimento.